Rabinovich-frammenti-1 © Photo: Baracchi e Campanini
 

Rabinovich & Popov - Frammenti di testo


Perché dunque il capitalismo ha vinto e il comunismo ha perso?

Una storiella lo chiarisce.

Stanley Weinstein si sveglia a New York un giorno degli Anni Settanta. Entra nel suo ufficio e dice alla segretaria:
“Meybele, domani vado al Moscva a vedere salma di Lenin nel Mavsoleo. Ce l’ho nostalgia. Chi telefona, tu dici: “Signor Weinstein è a Unione Sovietica”.

 

La mattina successiva il finanziere ebreo ferma un tassista, che lo riconosce subito, e gli dice:
“Quale onore Signor Weinstein, dove andiamo?”.
“Airport Kennedy, lineo sovietico Aeroflot. Ieri sera, all’improvviso, deciso partire Moscva.
“Signor Weinstein! Non troverà mai posto!”
“ Porti me Aeroflot, Airport Kennedy!”

 

Arrivato al banco Aeroflot dice all’impiegato: “Io vuole posto su prossimo volo per il Moscva. No troppo avanti, no troppo dietro, finestrino sinistro”.
- “Il biglietto?”.
- “No ce l’ho biglietto. Deciso a l’improviso.”
- “Sta scherzando? Mister Weinstein, siamo in overbooking per 6 mesi”.

 

Il signor Weinstein infila una mano nella tasca interna della giacca, estrae duemila dollari proprio davanti all’impiegato.
“Quale fortunata coincidenza mister Weinstein! In quest’istante si è liberato un posto come lo voleva lei”.
Il signor Weinstein parte, arriva a Mosca, all’aeroporto di Sheremetyevo, dove sbriga le necessarie formalità. Esce, ferma un tassista e: “Porti me prego a Piazza Rossa, Hotel–il Rossìja celebre albergo dalla nomenklatura!”.
Il tassista, un loquace moscovita, attacca bottone: “È qui per seguire i congressi dei partiti?”
“No! – replica Weinstein – Io deciso ieri sera in New York. Ce l’ho nostalgia di Unione Sovietica”.
“Senza prenotare? Non troverà neanche uno sgabuzzino! Dovrà accontentarsi di andare a 300 km da Mosca!”.

“No. Lei tranqvillo, non preoccupi. Porti me Hotel Rossìja prego”, risponde il finanziere che, arrivato nella hall del Rossìja dice al capo concierge:
“Voglio un suite no troppo in alto, no troppo in basso, gvardando occidente. Piace moltissimo tramonto in Moscva”.
“Il suo voucher?”
“No voucher. Deciso ieri, per nostalgia di venire”.
“Lei mi prende in giro? Abbiamo ospiti che dormono anche negli uffici...”.

 

Il signor Weinstein mette una mano in tasca, estrae due banconote da mille dollari, le appoggia davanti al capo concierge. L’uomo le intasca e voilà: “Signor Weinstein, ma che fortuna! In questo istante hanno disdetto una suite. Pensi un po’ che non è non troppo in alto, ma nemmeno troppo in basso e, soprattutto, guarda a occidente…”.

 

Il signor Weinstein viene scortato da altezzosi camerieri-portaborse nella sua stanza, dove si cambia d’abito. Pochi minuti depone la chiave e annuncia al capo concierge: “Vado vedere Lenin a Mavsoleo”.
L’altro replica sbigottito: “Non ha visto la fila di 10 km sulla Piazza Rossa? Tutti vogliono vedere Lenin: dovrà aspettare ore al gelo”.
“Lei non preoccupi - dice Weinstein -. Tranqvillo”.

 

Appena arriva sulla Piazza Rossa, Weinstein dribbla la fila che si snoda come un serpente di umani intirizziti e devoti e si dirige spedito verso il Mausoleo di Lenin. Agile, raggiunge il picchetto d’onore: si piazza davanti a due militari surgelati sotto il colbacco d’ordinanza farcito da stella rossa, falce e martello e, come vuole l’iconografia, armati di lucidi kalashnikov.
Weinstein si avvicina al milite più alto, e compie il consueto gesto. Sfila due banconote da mille dollari cadauna e le ripone nella giubba del soldato. Questi non fa un plissé, e domanda: “Signor Weinstein, che bello rivederla! Questa volta entra o glielo porto fuori?”.

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