cantata frammenti© Photo: A.Anceschi




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Cantata greca - Frammenti di testo

(...) Questa casa è abitata dai fantasmi, mi scaccia – voglio dire ch'è invecchiata molto, i chiodi si staccano, i quadri è come se si tuffassero nel vuoto, gli intonaci cadono in silenzio come il cappello del morto cade dall'attaccapanni nel corridoio scuro come il guanto di lana consunto del silenzio cade dalle sue ginocchia come una striscia di luna cade sulla vecchia poltrona sventrata.

Un tempo era giovane anche lei, – non la foto che guardi
con tanta diffidenza, parlo della poltrona, così riposante, potevi sedertici per ore e a occhi chiusi sognare a tuo piacere – un arenile umido e liscio, lucido per la luna, più lucido delle mie scarpe di coppale che ogni mese do al
lustrascarpe qui all'angolo, o della vela di un pescatore che si perde sul fondo cullata dal suo stesso respiro, una vela triangolare come un fazzoletto piegato di traverso come se non avesse nulla da chiudere o da contenere
o da salutare sventolando. Ho sempre avuto la mania dei fazzoletti,
non per tenervi ripiegato qualcosa, certi semi di fiori o camomilla raccolti nei campi verso sera, o farvi quattro nodi, come il berretto degli operai del cantiere di fronte, o per asciugarmi gli occhi, – ho conservato buona la vista;
non ho mai portato gli occhiali. Una semplice stravaganza i
fazzoletti.

Adesso li piego in quattro, in otto, in sedici per tenere occupate le dita.
E ora mi ricordo che ritmavo così la musica quando andavo al Conservatorio
col grembiule blu e il colletto bianco, con due trecce bionde –
8, 16, 32, 64 – per mano a un'amichetta-pesco tutta luce e fiori rosa,
(perdona queste parole – una cattiva abitudine)
32, 64, e i miei riponevano grandi speranze nel mio talento musicale.
Dunque, dicevo, la poltrona - sventrata – si vedono le molle arrugginite, la paglia – pensavo di portarla dal mobiliere qui accanto, ma chi ha il tempo, la voglia, i soldi – che cosa riparare per prima? –
pensavo di buttarci su un lenzuolo –
ho avuto paura del lenzuolo bianco con questo chiaro di luna.
Qui si sono sedute persone che hanno sognato grandi sogni, come te, e come me del resto, e che ora riposano sottoterra senza che la pioggia o la luna li disturbi.
Lasciami venire con te. (...)

   
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