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Premesse per una prefazione

 

Prefazione del libro di Marino Ruzzenenti "Shoah. Le colpe degli italiani" - ed.

Manifestolibri , La nuova talpa

 

Questo è un libro importante che pone questioni rischiose e delicate, per questa ragione ritengo che necessiti di alcune premesse non eludibili.

La prima premessa riguarda un equivoco assai diffuso e di rilevanza generale.

I rappresentanti istituzionali di una nazione pensano quasi sempre che, minimizzare le responsabilità delle classi dirigenti che hanno governato quella nazione nelle epoche tragiche della sua storia, sia un modo per difenderne la moralità, il valore intrinseco e risparmiarle un giudizio che ne sminuirebbe il ruolo e l'autorità nel consesso delle Nazioni.

Se, dall'ambito molto generale, cominciamo a limitare l'oggetto dell'indagine ad un periodo storico circoscritto ma particolarmente significativo per la nostra storia recente, ovvero il secondo conflitto mondiale, possiamo facilmente verificare che la quasi totalità dei governi e delle istituzioni nazionali che si sono macchiati di crimini contro l'umanità, di maggiore o minore rilevanza, hanno cercato di negarli, di sminuirne la portata o di giustificarli. Lo hanno fatto l'Italia, l'Austria, il Giappone per citare i più noti. L'Italia, per fermarci al cortile di casa, ha visto le principali istituzioni di governo, di maggioranza, e non solo, mettere in atto ogni forma di propaganda, di attenuazione, di sottovalutazione e di disinformacia allo scopo di fare passare per oro colato il luogo comune degli "Italiani brava gente". Luogo comune falso e menzognero, come Gli Italiani e la shoà di Marino Ruzenenti mostra con dovizia di documentazione e come ha già mirabilmente raccontato il professor Del Boca nel suo libro omonimo. Naturalmente in Italia ci sono state, ci sono, tantissime brave persone, ma questo non è in nessuna misura attribuibile alle istituzioni tout court, né allora, né ora.

Il fascismo italiano si macchiò in proprio, in solido con i nazisti tedeschi e con i cattolicissimi Ustascia croati, di atroci crimini, primo fra tutti il genocidio dei libici in Cirenaica. Il fascismo fu regime totalitario e assassino, razzista e infame che espresse l'apice di questa sua vocazione nella criminale stagione della RSI. Benito Mussolini fu un criminale di guerra, un traditore della peggiore risma con il suo popolo e persino con i suoi camerati, segnatamente gli ebrei. La monarchia sabauda fu pienamente e vigliaccamente prona e consenziente verso i crimini fascisti.

Tutte le principali istituzioni furono complici della persecuzione degli ebrei, nella migliore delle ipotesi tacquero. Il miserabile esempio di servilismo della quasi totalità professori universitari di fronte al regime e all'espulsione da esso decretata dei loro colleghi ebrei è paradigmatico. Per sapere che era possibile agire diversamente, anche in misura radicale, oggi non è difficile informarsi sui fulgidi esempi della piccola Bulgaria e della piccola Danimarca.

La seconda premessa riguarda le responsabilità del Vaticano, delle sue gerarchie e di moltissimi cattolici nei confronti della persecuzione antisemita. Questa seconda premessa necessita a sua volta di una sua ferma premessa: vi furono religiose e religiosi cattolici, preti e monache che si spesero e rischiarono per proteggere e salvare gli ebrei perseguitati. Non solo. Vi furono anche alti prelati che lo fecero. Basti per tutti il nome di benedetta memoria di Angelo Roncalli, allora presule in Turchia e in seguito futuro Papa Giovanni XXIII. E che lo stesso Pio XII ordinò di aprire i conventi per accogliere gli ebrei perseguitati Detto questo possiamo assumere come coordinate di riferimento per il nostro discorso, una riflessione del premio Nobel per la Letteratura, Imre Kerte_, ebreo ungherese deportato da fanciullo ad Auschwitz e la dichiarazione solenne del 1995 del Sinodo dei vescovi tedeschi sulla shoà. Kerte_ sottopone al nostro vaglio questa innegabile evidenza: tutti gli aguzzini Nazisti ebbero educazione cristiana o cattolica. I vescovi cattolici tedeschi nel cinquantesimo anniversario della caduta dei cancelli di Auschwitz dichiararono: i cattolici tedeschi durante lo sterminio nazista furono, nel migliore dei casi, indifferenti, più spesso complici.

Fatte queste premesse il fondamentale libro di Marino Ruzenenti.critica autorevolmente, sulla base di una vasta e approfondita analisi di fonti documentali, la tesi ufficiale del Vaticano che l'antiebraismo e l'antigiudaismo tradizionale cattolico fu altro rispetto all'antisemitismo biologico e sterminatore dei nazisti, e che non solo fu altro, ma che lo contrastò e addirittura svolse un ruolo di attenuazione della tragica deriva antisemita virulenta che il fascismo avrebbe imboccato senza la provvidenziale canalizzazione dell'odio per gli ebrei nel contesto del "ragionevole" antiebraismo cattolico. Questa posizione "farisaica" e "prudenziale" è a mio modesto parere un grande vulnus per la Chiesa Cattolica. Uno dei risultati marginali ma impressionanti di questa attitudine è il fatto che ancora oggi due prestigiosissime istituzioni come l'Università Cattolica degli Studi di Milano e un grande Ospedale di Roma siano intestate a Padre Gemelli, uno dei più feroci e spietati antisemiti di tutto il Novecento in Italia.

L'altro vulnus che viene autoinferto alla Chiesa cattolica da parte di quelle gerarchie che hanno scelto la via "farisaica" è la improponibile giustificazione del silenzio di Papa Pacelli nei confronti dello sterminio degli ebrei. La prova che si poteva agire con ben altri esiti l'ha data il metropolita della Chiesa Cristiana Ortodossa Bulgara, il metropolita Stefan, tuonando minacciosamente contro i nazisti e denunciando il loro progetto di deportazione degli ebrei, contribuendo così in modo decisivo a salvare 48000 cittadini bulgari, esseri umani colpevoli solo di essere quello che erano. Da ultimo come si può dimenticare che anche alla fine del conflitto, la Chiesa di Papa Pacelli protesse nelle chiese e nei conventi i peggiori criminali nazisti e ne organizzò la fuga nei paesi delle disponibili dittature fasciste sudamericane sottraendoli alla giustizia.

La tesi di questa opera che condivido pienamente è che l'antigiudaismo e l'antiebraismo cattolico e cristiano siano in diretta e inscindibile relazione con l'antisemitismo nazista e che senza l'intossicazione dell'odio per gli ebrei provocato da secoli e secoli di quell'evangelizzazione pervertita che ha fomentato l'odio invece dell'amore, lo stermino degli ebrei non sarebbe potuto essere perpetrato con la ferocia e la vastità che lo ha caratterizzato. Personalmente mi auguro che il libro di Marino Ruzenenti inauguri una stagione di studi coraggiosi che portino al pieno e profondo riconoscimento delle responsabilità, riconoscimento che solo è in grado di garantire un futuro migliore e più alto ad istituzioni e nazioni. Lo dimostra il caso dell'odierna Germania che si è confrontata con il massimo rigore con il proprio passato e per questo è una delle nazioni più affidabili sul piano della credibilità democratica. La sua cultura e la sua economia sono accolte e rispettate con particolare favore proprio nei luoghi e nei paesi che più duramente conobbero l'orrore nazista.

 

Moni Ovadia

 



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