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I bagliori di Galletta

Il nostro mondo diventa ogni giorno che passa sempre più prevedibile e pletorico, la cosiddetta globalizzazione ha portato inevitabilmente con sé la ricaduta di un'omologazione tendenziale e disperatamente noiosa dei grandi flussi di informazione. Dilagano senza argini come un'epidemia forme di stupidità di massa, magari in forma tecnologica o digitale e l'impressionante crescita delle possibilità di accesso al "mondo" invece di migliorare l'intelligenza di noi stessi, la ottunde. L'ipertrofia dei processi virtuali ci sottrae la capacità di dare senso alla nostra esistenza e ci fa regredire a meccanismo di processi socioeconomici che noi stessi abbiamo innescato senza prevederne gli esiti. Siamo diventati carnefici/vittime di una progressiva sottrazione del tempo della vita a favore del tempo presente e parcellizzato della produzione e soprattutto del consumo e pertanto non sappiamo progettare futuro, come il disastro dell'ultima crisi economica ha dimostrato. Sotto il mediocre magma di questa pletora del non senso e sotto il sole indifferente dello sviluppo a tutti i costi continuano ad essere perpetrate violenze, sperequazioni, guerre, sfruttamento, riconquistano terreno vecchie ideologie goffamente camuffate, rigurgiti petulanti e protervi di invadenza pseudo religiosa, pretese di controllo sulle libertà fondamentali degli individui e delle genti, intolleranza verso le alterità, razzismi demagogici, erosione progressiva e sistematica di diritti che si ritenevano acquisiti una volta per tutte in ragione del prezzo pagato per conquistarli. Il nostro sconfortante orizzonte fortunatamente riesce ad essere rapsodicamente rischiarato dall'esercizio dell'insopprimibile capacità di pensare che alcuni osservatori del paesaggio antropologico conservano. Giuliano Galletta è uno di loro, i suoi pezzi sono bagliori di acume che svelano contraddizioni e paradossi sotto i quali si mascherano maldestramente false coscienze e vocazioni di potere camuffate da ragioni etiche, ma non solo. Servendosi con leggerezza del bulino e del punteruolo dell'ironia, e non disdegnando lo scalpello del sarcasmo  la scansione degli sguardi di Galletta mette a fuoco vizi veniali e capitali di unti del signore e di sedicenti filosofi, di piccoli uomini e grandi aggregazioni, di ciarlatani e ciarlatanerie, di vessatori che si pretendono vessati e di spudorati che si passano per vittime e, da ultimo, di tanta varia umanità e disumanità all'inseguimento frenetico delle vanità di turno. Il suo "Il mondo non è una pesca" è un ideale livre de chevet da sfogliare e da leggere, un'opportunità preziosa di andare in giro per il nostro povero mondo senza venirne raggirati.

Moni Ovadia

 

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