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La yiddishkeit di Plovdiv

Conosco una storiella ebraica perfetta per la presentazione di questo libro, se si mette anche in conto chè è stato chiesto a me di fare la prefazione.

Il giorno di rosh hashnà, il capodanno ebraico, in una sinagoga un cantore intona la liturgia della festa con una voce sublime e un'interpretazione straordinaria.

Fra gli altri congreganti, lo ascoltano i due ebrei più vecchi Yankele e Moishele. Yankele ha l'espressione rapita, Moyshele invece ostenta un'aria  indifferente. Alla fine del canto Yankele guarda Moyshele estasiato e commenta: "ahi, ahi, ahi, come è possibile cantare con tutta qvesta beleza?" Moyshele alza le spalle con aria di sufficienza e risponde: "cosa ce l'è di così speciale? Se ce l'avevo il suo voce e  suo talento anche io cantavo come lui.". Ecco se io avessi il talento e lo stile di Angel Wagenstein avrei potuto scrivere questo libro.

Ora, qualsiasi lettore potrebbe obiettare che anche lui a quelle condizioni avrebbe potuto farlo. Le cose non sono così semplici, bisogna avere dei titoli anche per esprimere una sorta di wishful thinking sfacciato come il mio. Io mi sono occupato di ebrei orientali e di yiddishkeit, per oltre trent'anni, ho coltivato lo studio e l'arte dell'umorismo ebraico ed in particolare quello della storiella, ma soprattutto, e questa è la cosa più singolare, anch'io sono nato a Plovdiv in Bulgaria come Angel Wagenstein. Gli ebrei bulgari erano al 95% sefarditi ovvero di origine ispanica,  io lo sono. Wagenstein fa parte di quella esigua minoranza di ebrei bulgari ashkenaziti ovvero di ascendenza germanica come sono gli ebrei che parlano lo yiddish. Il suo "I cinque libri di Isacco Blumenfeld" mi "assomiglia" in modo impressionante è una felicissima sintesi narrativa di storie, di emozioni spirituali, respiri culturali di un mondo e di una gente a cui ho a mio modo dedicato anni e anni di devozione attraverso i miei spettacoli e i miei modesti scritti. Anche il narrare di Wagenstein è intessuto dal filo dorato degli yiddishe witze, le leggendarie storielle umoristiche che ricamano commentandole le vicende del piccolo sarto figlio di sarto Isaac Blumenfeld,  il protagonista del romanzo. Ma la grande forza comunicativa  di Angel Wagenstein sta nella sua originale arte narrativa che sa coniugare la lezione espressiva di maestri della letteratura yiddish con l'estro irripetibile per il grottesco paradossale del padre del soldato Schweik, il grande scrittore ceco Jaroslav Hasek. Questo felice impasto stilistico permette ad Angel Wagenstein di iscrivere lo zeitgeist di un intero popolo dell'esilio nell'epopea di Isaac Blumenfeld, personaggio- persona che incontra le storie e le epopee di altri piccoli grandi uomini in un arco temporale, quello fra le due guerre mondiali, scenario sempre più sinistro della ricchissima e disperata pulsazione di un'umanità specialissima ed irripetibile che senza scampo e si avvia verso la quasi totale distruzione inghiottita nell'abisso genocida del nazifascismo e/o nella tormenta concentrazionaria del comunismo staliniano, mentre il mondo circostante si abbandona all'orgia  di un assordante silenzio. Ma è nelle sua capacità di distillare la grazia e la profondità di quel mondo di esseri umani sublimi nella loro carnalissima spiritualità dagli eventi apparentemente più marginali che Wagenstein raggiunge gli esiti più strepitosi come nell'episodio del signorotto antisemita polacco che passando al galoppo nel mercato di Kolodetz vicino a Drogobytch, lo shtetl da cui parte tutta la storia, deliberatamente colpisce con un calcio la borsa con la mercanzia della venditrice di semi di zucca tostati e salati e tutti quei semi finiscono nel fango. Quei semi sarebbero stati destinati agli ebrei per sgranocchiarli nel corso del santo giorno del sabato e nelle loro bucce si sarebbe inciso il suono delle parole, dei canti, delle storie sabbatiche, dello studio della toràh, delle storielle umoristiche, delle  interpretazioni talmudiche, dei mille commenti, delle preghiere, delle notizie portate dagli stranieri,  dei paradossi e delle feroci discussioni dialettiche di decine di ebrei. Wagestein attraverso un'ardita similitudine paragona la perdita nel fango di quei semi intrisi di sapienza alla distruzione della biblioteca di Alessandria e per questo gli ebrei di Kolodetz faranno una colletta per permettere alla venditrice di semi di zucca di riacquistare la "biblioteca perduta".  La lettura di questo frammento se ancora ce ne fosse stato bisogno ha dissipato ogni possibile suggestione critica e mi ha fatto schierare con passione  per questo libro. Pertanto non mi farò nessuno scrupolo nel consigliare caldamente a tutti coloro che posso raggiungere di non perdere l'occasione di leggerlo.

Moni Ovadia

 

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