Maja e il suo teatro
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Maja Morgenstern è una grande attrice dotata di un temperamento passionale e di energia irriducibile. I più la ricorderanno nella sua intensissima interpretazione della Madonna nel celebre film di Mel Gibson, "The Passion", ma memorabile è stato il suo ruolo di Edith Stein - la filosofa ebrea tedesca che si convertì al Cattolicesimo ed entrò in un Carmelo per prendere i voti di religiosa proprio nel momento in cui si addensavano sull'Europa gli annunci sinistri della Seconda Guerra Mondiale - nella pellicola di Marta Mèzaroš, "La Settima Stanza". Oggi Maja dirige con impegno esemplare, il Teatro Nazionale Ebraico di Romania, insieme al Teatro Yiddish di Varsavia una delle pochissime istituzioni della cultura yiddish ancora esistenti nell'Europa Orientale. La Romania ha dato i natali al teatro yiddish che ebbe i suoi esordi nella città rumena di Jassy ad opera di Avraham Goldfaden che, a buon titolo, può esserne considerato il fondatore stesso. Ebrei rumeni furono importanti attori e registi della scena yiddish. La comunità ebraica rumena, prima dello sterminio, contava fra le 280.000 e le 380.000 persone ed era culturalmente molto attiva. Qualche giorno fa, una parte del tetto del Teatro Ebraico di Bucarest è crollata a causa delle tempeste di neve che si sono abbattute sulla Romania e il successivo sciogliersi della neve ha generato un'invasione di acqua all'interno del teatro danneggiandone varie parti. Maja Morgenstern, coerentemente con la propria passione, con il proprio impegno di teatrante e di direttrice artistica, ha risposto al disastro mettendo in scena all'aperto, davanti al teatro, nel clima gelido che imperversava sulla capitale rumena, un recital di canzoni yiddish. Sulla carta e nelle intenzioni, le autorità pubbliche si sono impegnate ad intervenire per restaurare l'edificio del teatro e le sue strutture, ma si sa come vanno queste cose: gli iter burocratici potrebbero ritardare gli interventi. Nel frattempo, un altro pezzo di tetto è crollato ed ha bisogno di un intervento immediato di consolidamento per evitare il peggio e prevenire gli appetiti speculativi. Oggi, la presenza in piena attività di un teatro yiddish nell'Europa Centro-orientale, nel cuore di quello che fu il tempo-spazio contaminato dalla persecuzione antisemita, rappresenta un valore in sé, ma si carica anche di un potente significato simbolico che dovrebbe interessare le istituzioni comunitarie dell'Europa intera. I venti tossici delle ideologie delle destre neonaziste, razziste e xenofobe, ricominciano a soffiare proprio nelle terre dove quelle sottoculture dell'odio seminarono morte e distruzione. La forza del teatro come santuario della vita e della centralità dellessere umano è il più efficace degli antidoti.    

Moni Ovadia L'Unità - Voce d'Autore del 22/02/2014

 

 

   
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