L'ironia ebraica sconfigge i tabù
 

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di Sebastiano Grasso
Il Corriere della Sera – 8 novembre 2012

 

L'IRONIA EBRAICA SCONFIGGE I TABÙ

di Sebastiano Grasso

Il Corriere della Sera – 7 novembre 2012

 

"Un testo strutturato come uno spettacolo, coadiuvando la voce narrante con singoli interventi"

 

Lo sa solo Iddio dove Moni Ovadia (Plovdiv, Bulgaria, 1946) trovi il tempo per scrivere libri. Basta pensare che dei 365 giorni di cui è composto un anno, 279 li dedica alle recite, 30 allo studio dei testi, 48 sabati — da buon ebreo osservante— al riposo e altri 10 ad aggiustarsi il copricapo rotondo multicolore (la somma si ottiene dai minuti che vi dedica ogni qual volta mette il naso fuori di casa), che non glielo togli manco se rischi di strappargli la testa.

Allora: quand'è che scrive? Quest'anno, comunque, è andata meglio: essendo il 2012 bisestile, ha avuto a disposizione un giorno in più. Sinora, Moni di libri ne ha fatti una decina. Da una settimana ce n'è in circolazione uno nuovo, Madre dignità (Einaudi Stile libero, pp. 120, e 12). Un pamphlet. Spiega, Ovadia: «La micidiale deriva ideologica del sedicente liberismo ha fatto carne di porco della dignità della persona, nel suo aspetto individuale come in quello sociale, e i suoi sacerdoti si ingegnano cinicamente a persistere, giorno dopo giorno, in quest'opera nefasta». A correlare le sue «libere riflessioni», Moni ha chiamato l'avvocato Giulio (60 anni), l'operatrice sanitaria Marianna (45), l'impiegata Elisabetta (40), l'importatore di preziosi Cesare (60), l'elettrotecnico Giuliano (50), la negoziante Clelia (60), il magazziniere Giorgio (40), il gioielliere negazionista Berto (62), l'insegnante Sergio (40), la parrucchiera

Antonella (50), la casalinga Mariuccia (70), l'agricoltore senegalese Mamour Gayé (40), il prete cattolico libanese Georges (45), il geometra Vito (37), il barista Simone (35), l'operatrice di call center Alessia (32), il diacono Attilio (32), l'imbianchino Ettore (44) ed altri ancora. Spiegano, in poche righe, che cos'è, per ognuno di essi, la dignità. Ovadia ha strutturato questo libro esattamente come fa quando mette in piedi uno spettacolo. Vale a dire coadiuvando la voce «narrante» con singoli interventi che, nell'insieme, tendono alla coralità. E, naturalmente, come in uno spettacolo, ci ha piazzato un buon numero di storielle. Per fortuna, perché così ha diluito il piombo. Perché Moni, pur essendo anche regista, attore, musicista e chi più ne ha più ne metta, è un grande istrione. Esattamente come il suo amico Evgenij Evtushenko. Quindi, anche le cose più serie riesce ad alleggerirle con un coup de théâtre. Aneddoti, fatti di cronaca, resoconti di incontri. E paradossi umoristici. Come, in Usa, la e-mail di un docente dell'università della Virginia a un'ebrea ortodossa, conduttrice di un programma radiofonico: «1. Levitico, 25, 44 dice che io ho facoltà di possedere schiavi di entrambi i sessi, purché provengano da nazioni circonvicine. Un mio amico sostiene che questa legge si applica ai messicani ma non ai canadesi. Potrebbe chiarirmi

questo punto? Perché non mi è consentito di possedere canadesi?; 2. Vorrei vendere mia figlia come schiava, come scritto in Esodo, 21, 7. Qual è, secondo lei, un prezzo conveniente e onesto che potrei chiedere?; 3. Ho un vicino che insiste a lavorare di sabato. Esodo, 35, 2 dichiara senza equivoci che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato a ucciderlo io stesso o dovrei chiedere alla polizia di farlo?; 4. Mio zio ha una fattoria. Non fa che violare Levitico, 19, 19 piantando due differenti raccolti nello stesso campo, come fa sua moglie indossando abiti preconfezionati con fibre diverse (costone misto a poliestere). È davvero necessario prendersi la briga di riunire l'intera città per lapidarli (Levitico, 24, 10-16)? Non potremmo limitarci a risolvere la cosa in famiglia, ardendoli vivi come si fa con quelli che vanno a letto con i propri familiari (Levitico, 20, 14)?».

Titolo del capitolo: «L'umorismo yiddish come grimaldello ». C'è da aggiungere altro?

 

 

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