Un anno senza il Gallo. Il Gallo vive!
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Un anno fa, Don Andrea Gallo, prete cattolico, partigiano e militante dei diritti degli ultimi che, per quanto mi è dato di capire, ha incarnato l'espressione più alta di essere umano che io abbia mai incontrato, lasciava questo mondo per l'altro mondo, quello in cui forse la verità ci viene incontro per illuminare il significato della nostra vita terrena. Lo pensano i credenti e Don Gallo lo era, ma la morte del corpo è, in qualche misura, un passaggio verso la verità anche per i non credenti, quand'anche la verità fosse il nulla. Comunque sia, al di là di ogni riflessione escatologica, il Gallo vive, continua a vivere perché il suo magistero continua a trasmettersi attraverso le fioriture del terreno umano che lui ha seminato incessantemente, con ineguagliabile passione, senza mai cedere alla stanchezza, alle tentazioni della delusione, senza piegarsi alle aggressioni e le calunnie. Molti di noi che lo abbiamo conosciuto e ne siamo rimasti folgorati, hanno ripetutamente parlato di lui, scritto della sua inarrivabile umanità eppure, me ne rendo conto ogni volta che il suo ricordo mi affiora alla mente, non siamo riusciti a rendergli giustizia, non siamo riusciti a testimoniarne la stupefacente personalità, l'ineffabile capacità di accogliere in sé contraddizioni deflagranti, facendole coesistere e persino armonizzandole, portandole a convivere grazie ad una pratica spirituale costante, vissuta nei gesti quotidiani, attraverso la sua parola incarnata negli atti che simultaneamente accoglieva e chiamava a raccolta contro i soprusi, contro le discriminazioni, contro l'esclusione e i pregiudizi.

Prete cattolico e Presidente dell'associazione dei trans di Genova, sacerdote celebrante e militante dei movimenti, confessore amorevole e indulgente, ma vibrante e indignato tribuno antifascista, il Gallo accoglieva ed esprimeva in sé l'impegno religioso di capire e di perdonare, declinandolo con il dovere profetico di lottare a fianco degli oppressi, dei vessati e degli sfruttati, per dare il suo contributo a portare sulla terra il valore più significativo del messianesimo: la giustizia sociale, il regno dei cieli su questa terra, "così in terra, come in cielo".

E perché Don Andrea poteva attraversare gli estremi "opposti" come se fossero l'inspirare e l'espirare di un proprio respiro naturale? È semplice capirlo: poteva farlo perché era un illuminato e, detto cristianamente anche a rischio di sembrare irriverente, perché era un vero Santo. Il concetto di santità nasce nel contesto del monoteismo ebraico ed è attributo primario del Divino, a cui l'umano è sollecitato attraverso la imitatio Dei. Nella scrittura biblica il Santo Benedetto incita gli ebrei ad essere come Lui: Kedoshim Tih'yu ki Kadosh anì (sarete Santi, perché Io sono Santo). Il significato della parola ebraica Kadosh, Santo, è differente. Il Divino del monoteismo è giustizia, misericordia, amore. È differente perché non è un idolo, neppure il Grande Idolo da tirare per la giacchetta che piace tanto ai baciapile di tutte le fedi. Il suo popolo "eletto" fu ed è, quello degli ultimi, degli schiavi, degli stranieri, degli sbandati, dei meticci, degli apatridi e persino dei fuori legge ad ogni titolo (sovversivi, ladri, puttane, ruffiani, contrabbandieri...) che sanno riconoscerlo. Tali erano gli ebrei che seguirono Mosé nella prima grande rivoluzione dell'uscita dall'Egitto. Il mio grande amico, guida e fratello Don Andrea Gallo, in questo senso è stato anche un grande tzaddik ebreo e un Lamedvavnik, uno dei Trentasei Giusti che permettono al mondo di sostenersi e non sprofondare nell'infamia. Ed è stato santo e rivoluzionario perché era così differente dai chierici moralisti o omofobi, dai baciapile che con perversa autoreferenzialità, pretendono di ergersi a giudici della struggente e terribile fragilità umana che invece il Gallo eleggeva a fondamento di ogni possibile redenzione.

Il Gallo vive, me lo sento vicino ogni volta che scelgo l'impegno nei confronti del mio prossimo, ma la sua travolgente fisicità, le sua danza della pace con la bandiera iridata ci manca terribilmente, ci manca terribilmente il suo grugno con il sigaro toscano fra i denti di prete da marciapiede.


Moni Ovadia 

IL SECOLO XIX del 17/05/2014

 

 

   
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